Cyberpunk 2077 è uscito scatenando un putiferio e sollevando polemiche che francamente non ci aspettavamo quando abbiamo cominciato a seguire il titolo nel nostro primo articolo di oramai 2 anni fa. La situazione è più complessa di come si potrebbe pensare e prima di passare oltre crediamo sia opportuno fare un riassunto di quello che effettivamente è successo.

Oramai sono passate settimane dal lancio, le polemiche si sono accese, sono divampate e si stanno piano piano estinguendo ed è giunto anche il momento per noi di Passioni Digitali di passare oltre e cominciare a seguire altri titoli fino a quando non ci sarà effettivamente qualcosa di nuovo da dire su Cyberpunk 2077. Dobbiamo essere sinceri: siamo rimasti francamente delusi dal gioco perché CD Projekt RED, lo sviluppatore, ha mantenuto pochissime delle promesse che aveva fatto, ma quello che ci ha veramente sorpreso è stata la reazione del pubblico al limite dell’isteria. Prima di passare oltre abbiamo quindi deciso di pubblicare quest’ultimo articolo in cui vogliamo fare un riassunto della vicenda per futura memoria e vedere di chiarire anche qualche punto che nel marasma delle discussioni sembra essere andato perso, ma che noi riteniamo estremamente importante.

Che voi siate tra quelli rimasti soddisfatti del titolo o che siate anche voi rimasti come noi delusi, vi consigliamo di proseguire nella lettura di questo articolo spoiler free per chiarirvi le idee su cosa effettivamente è successo e che cosa invece è stata solamente una voce priva di fondamento.
fallout 76 patch

Cyberpunk 2077: Il gioco profetizzato dalle leggende

Cominciamo con una, secondo noi, dovuta premessa: le aspettative che si erano venute a creare attorno a Cyberpunk 2077 erano semplicemente troppe!
Dopo dieci anni dal primo annuncio e otto anni nominali in sviluppo, complice anche un marketing semplicemente mendace da parte di CD Projekt RED, attorno a questo titolo si era venuta a creare un’atmosfera letteralmente da arrivo del “nuovo profeta” dell’Industria videoludica, il gioco definitivo che sarebbe stato contemporaneamente un Action RPG, Story Driven, Looter Shooter, Cross Platform, Next Gen, Open World, che avrebbe messo fine alla Console War, riportato l’equilibrio nella Forza e rubato il fuoco alla PC Master Race per donarlo ai Plebei Consolari.
Aspettative molto probabilmente irrealistiche a pensarci a mente fredda, ma che hanno creato un hype così esagerato tra chi aspettava il titolo da rendere molti giocatori francamente irrazionali sia per quello che avrebbero rappresentato i reali limiti di produzione di un titolo, sia, una volta viste quali erano effettivamente le qualità del gioco, nella loro reazione che fosse positiva o che fosse negativa.

Se è lecito da parte dei giocatori PS4 essere indignati perché il gioco, che a loro è stato venduto come perfettamente funzionante sulla loro console, in realtà aveva problemi così gravi da non essere fruibile e voler giustamente chiede un rimborso perché non potevano usare il prodotto che avevano legalmente acquistato, non lo sono sicuramente state le minacce di morte al team di produzione o la pretesa che cominciasse a lavorare 24/7 per fixare il gioco entro 10 minuti dal lancio.

Contemporaneamente, dall’altra parte, è perfettamente lecito trovare comunque gioco di intrattenimento e essere comunque soddisfatti del proprio acquisto, ed è anche lecito essere in possesso di un potente PC da gaming proprio per essere sicuri che ogni gioco che si acquista giri al massimo delle sue potenzialità, ma non lo è insultare chi possiede solo una vecchia console o sostenere che, dato che a noi il gioco è piaciuto, chiunque altro a cui non sia piaciuto è solo un mentecatto, un ignorante o “non capisce come ci si diverta davvero“.

Il fatto che un titolo possa essere o non essere piaciuto a un particolare giocatore non dice nulla riguardo la qualità di quel titolo, mal che vada dice qualcosa riguardo i gusti e gli interessi di quel giocatore. Chi vi scrive, ad esempio, ha espresso un’opinione molto sfavorevole riguardo Fallout 76, ma tra i collaboratori della redazione c’è chi a Fallout 76 gioca ancora oggi e continua a trovarlo un titolo molto avvincente. Persone diverse possono avere gusti diversi senza che questi siano di fatto illegittimi. Sarebbe qualcosa che non dovremmo specificare, ma visto il comportamento di alcuni elementi sia tra le fila di chi il gioco lo ha apprezzato sia tra quelle di chi non lo ha apprezzato, a quanto pare il caso di ribadirlo. 

 

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Il NON problema dei Bug

Cyberpunk 2077 al suo rilascio era indubbiamente estremamente buggato, questo nessuno può metterlo in dubbio. Al momento in cui scriviamo però molti di questi bug sono stati già risolti dal rilascio delle prime tre patch e ci si aspetta ulteriori fix nelle prossime settimane. Per quanto i bug del gioco siano stati sicuramente fastidiosi per chi, dopo anni e anni di attesa, era finalmente riuscito a metterci sopra le mani in realtà non si tratta di un reale problema: nessun gioco di queste dimensioni, soprattutto se restiamo nel campo degli Open World, delle ultime generazioni ha potuto vantare un day one privo di bug, i problemi tecnici nei giorni successivi al primo rilascio sono qualcosa che oramai tutti danno per scontato e come avevamo detto nel nostro articolo del Day One, sarebbe bastato aspettare qualche giorno o qualche settimana perché questo problema sparisse da solo, per quanto va ammesso che nel caso specifico di Cyberpunk 2077 si è trattato di più di “qualche bug“, ma di una situazione molto più diffusa e sistematica per cui nei primi giorni era effettivamente difficile giocare per più di qualche decina di minuti senza imbattersi in qualche tipo di artefatto grafico o per qualche sfortunato utente in veri e propri crash del gioco.
Tutta la gente che gridava allo scandalo e le polemiche che sono state montate dietro questo aspetto non sono state comunque assolutamente giustificate.

Il reale problema delle IA

Un discorso a parte va invece fatto per quello che riguarda gli algoritmi che regolano il comportamento dei PNG all’interno del mondo di gioco, quella che viene impropriamente definita l’IA, o meglio va detto che il gioco è sorprendentemente carente su questo versante. Fintanto che parliamo del comportamento che i personaggi gestiti dal computer hanno in combattimento non ci sono reali problemi, ovviamente non saranno mai al livello di un avversario raziocinante, ma svolgono la loro funzione di carne da cannone in modo più che eccellente e se affrontati in numero elevato, magari in ambiente chiuso, possono cominciare ad impensierire anche un giocatore competente, ma in tutte le altre situazioni il loro comportamento non è sufficientemente sviluppato per un gioco che voglia definirsi un Open World.
Il nocciolo del discorso è proprio questo, non è tanto l’effettivo comportamento delle IA a lasciare perplessi, ma il contesto in cui sono inserite: Cyberpunk 2077 è stato venduto come un Open World RPG, non come uno Shooter, ma il modo in cui il suo “mondo aperto” viene gestito ci ha ricordato molto più quello di GTA3 (un gioco del 2001) che quello di un analogo contemporaneo. CD Projekt RED ha insistito parecchio durante la promozione del gioco su quanto Night City avrebbe dato l’impressione di essere una città viva e affollata, e durante i filmati diffusi all’E3 del 2019 è stata effettivamente mostrata una grande folla che riempiva le strade, oltra ad essere stato spiegato come sarebbero stati implementati algoritmi per rendere il comportamento di questa folla il più verosimile possibile proprio per mantenere l’illusione di trovarsi davvero lì; bene, tutto questo semplicemente non è vero, camminare per le strade di Night City è un esperienza talmente artificiale da sembrare quali onirica: gruppi sparuti di manichini cloni con cui non è praticamente possibile interagire camminano in cerchio sui marciapiedi e il traffico è regolato in maniera talmente rudimentale che le automobili non sono nemmeno in grado di sterzare per superare un ostacolo, da questo punto di vista l’effetto è quello di trovarsi in un gioco dei primi anni 2000.

Queste IA sono davvero fondamentali per godersi il gioco? No ovviamente no. Se quello che si vuole è uno shooter con forti elementi narrativi il gioco è perfettamente giocabile, ma non sarà sicuramente immersivo e gli elementi di Open World esistono solo nominalmente: certo, puoi andare dove vuoi, ma fondamentalmente non potrai interagire con nulla che non sia stato espressamente previsto come quest.
Tutto questo però ci porta ad un altro problema ben più grave…

 

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segreti e bugie

… CD Projekt RED ha mentito! Ha mentito ai suoi clienti, ha mentito ai suoi finanziatori e ha mentito per certi versi anche a se stesa cercando di convincersi di essere in grado di creare il gioco definitivo (a voler essere cattivi CD Projekt RED ha mentito a se stessa credendo di essere RockStar). Molti giochi non si sono divomostrati all’altezza delle aspettative al lancio e per molti altri, abbiamo recentemente parlato di Amnesia: Rebirth proprio su questo blog, ma in questo caso non si parla tanto di aspettative del pubblico, ma di dichiarazione fatte dallo sviluppatore su quali erano le possibilità di Cyberpunk 2077 che nella realtà non erano reali, prima tra tutte la compatibilità con PS4. Cyberpunk 2077 è stato venduto agli utenti PS4 come compatibile con la loro console, cosa di cui francamente era difficile dubitare dato che quella è la console su cui, almeno in teoria, il gioco ha passato 7 dei suoi 8 anni di sviluppo. Sicuramente non ci si aspettava le stesse prestazioni che avrebbe avuto sulla nuova e più potente PS5, ma se il gioco viene venduto sullo store di una determinata console è più che legittimo ritenere che su quella console siano garantite le minime prestazioni. Quello che ha lasciato sorpresi e, giustamente, inferociti gli utenti PS4 è stato che CD Projekt RED era sicuramente cosciente che Cyberpunk 2077 non sarebbe stato fruibile sulla loro console, ma che fino all’ultimo abbia continuato a sostenere il contrario, ammettendo il problema solo quando messa davanti al fatto compiuto e minacciata di azioni legali. A questo si deve aggiungere una lunga serie di feature che erano state annunciate, ma che poi sono state o smentite a ridosso del rilascio o semplicemente non presenti nel gioco, come ad esempio la rilevanza che avrebbe dovuto avere la scelta della classe del personaggio nel gioco, che nella pratica è rilevante solo durante le primissime fasi del gioco, ma in seguito è presa in considerazione solo per il flavour di alcune opzioni di dialogo, ma non ha un impatto realmente significativo. Tra l’altro girando per Night City è molto comune trovare aree inaccessibili, ma parzialmente sviluppate che lasciano intendere che alcuni di questo contenuti siano stati semplicemente abbandonati durante la lavorazione, ma l’area non sia mai stata chiusa, ad essere sinceri l’impressione molto forte che a volte abbiamo provato è stata quella di trovarsi all’interno dell’alpha di un gioco con alcune parti mancanti e altre ancora in fase di sviluppo.  
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Dov’è il cyberpunk in Cyberpunk 2077?

Ammettiamo pure che tutti i problemi di cui abbiamo parlato finora siano in un modo o nell’altro superabili, i bug sono già stati in molti casi fixati e quelle che restano verranno risolti nei mesi a venire, i contenuti mancanti saranno probabilmente pian piano introdotti con una serie di DLC gratuiti che CD Projekt RED si prepara a rilasciare nei prossimi mesi e ammettiamo anche che è possibile, per quanto improbabile, che gli algoritmi che dovrebbero gestire la folla vengano anch’essi introdotti e al mondo venga data più interattività, a qual punto Cyberpunk 2077 diventerebbe davvero il gioco che era stato profetizzato dalle leggende?

Da una parte si, ma dall’altra no.

Cyberpunk 2077 ha un fondamentale problema di base che non sta venendo discusso per quanto probabilmente sia la cosa più rilevante: non è cyberpunk.
Questo è un problema che va al di la delle programmazione, ma che riguarda il concept stesso del gioco. Il cyberpunk è un genere letterario specifico che ha dei suoi canoni rigidi, non si limita a giacche con i neon e auto volanti, ma parla di temi critici dell’immediato futuro come il tracollo economico, la digitalizzazione della mente e l’impatto sociale che la cibernetica e il transumanismo in generale potrebbero avere sulla società, normalmente usando l’iperbole come strumento di analisi (in parole povere viene mostrato il peggiore dei futuri possibili). Cyberpunk 2077 rende omaggio a questi elementi solo a livello estetico, abbiamo le megacorporazioni malvagie, gli impianti bionici e le avioambulanze, ma non c’è alcuna reale riflessione sulla società. Tutte le storie che vengono raccontate nel gioco, che dobbiamo ammettere sono molte, ben scritte e anche interessanti, riguardano il nostro protagonista e la sua vita, ma non sono uno strumento di indagine ne sul mondo ne sulle persone che ci vivono, possiamo acquisire potenziamenti cibernetici, ma questi non avranno ne più ne meno valore di qualsiasi altro pezzo di equipaggiamento di qualunque altro gioco. Se il gioco si fosse chiamato “GTA: Future City” questa critica non avrebbe molto valore, ma se si vuole prendere uno stile pesante e distropico come quello del cyberpunk la cosa diventa estremamente rilevante.
Altri titoli, anch’essi RPG Open World con meccaniche di Shooting e una forte spinta narrativa, citiamo tra tutti Fallout: New Vegas, sono riusciti a inserire un analisi sociale senza dover rinunciare ad altri elementi, il titolo di CD Projekt RED no. Intendiamoci, questo non ne fa un brutto gioco, anzi, ma dimostra una certa superficialità da parte dello sviluppatore riguardo agli stessi temi che ha scelto di trattare. 

 

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